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    Torrita -  Memphis (TN) - MISSISSIPPI (Blues) 
    Andata e Ritorno

     

     

    28 aprile - 8 maggio 2011

     

     

     

    Domenica 8 maggio

     

      

    11 giorno

     

    Good Morning Mississippi.
    Sono le 8.00 di Domenica  8 maggio 2011.
    Oggi a  Greenwood splende il sole, il traffico nella highway 82 è già sostenuto, nonostante sia presto e sia un giorno di festa. 
    L’odore del caffè preparato dalle cameriere dell’Hampton Inn si diffonde per tutta la hall.
    Quando arriviamo a fare colazione già molti ospiti dell’Hotel sono ai tavoli per consumare il loro breakfast.
    La grande televisione al centro della sala era  sintonizzata sul canale 9 di Memphis, le immagini provenienti dalla capitale del Tennesse mostravano i disastri che aveva cominciato a fare il Mississippi che era esondato in molte zone della città e in altre parti del Mississippi.  
    Approfitto del fatto che ancora gli altri compagni di viaggio non sono ancora arrivati per connettermi ad Internet e finalmente per la prima volta da quando sono in america  riesco a collegarmi via Skype con casa senza spendere un centesimo.
    Poco dopo arriva Fabio, subito dopo gli altri. Dobbiamo sciogliere un nodo importante prima di mettersi in moto:  acquistare la valigia extra per il peso in eccesso.  La prima cosa da fare era pesare le valigie per sapere se a pieno carico rientravano nei limiti di peso. Fabio nel frattempo si era informato alla reception se c’era una bilancia per pesare le valigie. Fortunatamente questo Hotel, sicuramente il migliore in termini di accoglienza, comodità ed economicità, aveva una palestra interna e c’era anche una bilancia. Così con Fabio siamo andati a pesare le valigie. Il peso era entro i limiti, 50 libbre (circa 23 kg) così anche per le altre. Meglio così, non dobbiamo sbatterci in giro a cercare un’altra valigia e perdere tempo prezioso per il rientro a Memphis.
    Il programma della giornata infatti era molto serrato. Ore 10.30 appuntamento alla Chiesa per il Gospel, rientro in Hotel per cambiarsi gli abiti entro le 13.00 e Check Out (avevamo infatti concordato con la responsabile della reception che saremmo tornati per quell’ora).  Poi ripartenza per Memphis (circa 2,30) per essere alle 16.00 all’Avis dove avremmo dovuto riconsegnare la mitica Mercury. Poi il checkin all’aeroporto ed infine l’imbarco per Amsterdam.
    Ma partiamo dalla mattina.
    Già per colazione eravamo cambiati per la messa. Ovviamente abbiamo ritirato fuori i vestiti utilizzati in occasione dei Grammy Award di Memphis. In un certo senso mi emozionava rimettere quel vestito in quanto mi riportava all’esperienza di 3 giorni prima. Fra una cosa e l’altra partiamo dall’Hotel alle 10:20.
    Impostiamo il navigatore con l’indirizzo della chiesa recuperato ieri sera dal tipo al concerto.
    Nel giro di un quarto d’ora arriviamo alla chiesa, passando in mezzo ad un quartiere di gente di colore. Parcheggiando la macchina ci rendiamo subito conto dell’atmosfera in cui ci trovavamo. C’erano signore e uomini vestiti a festa, impeccabili, bambini e bambine accompagnate dai genitori che entravano nella chiesa. Appena scesi c’è stato un po’ di titubanza, visto che eravamo gli unici bianchi in quel posto. Ma come entriamo ci fa riscontro la moglie del tipo incontrato ieri che ci stava aspettando per fare gli onori di casa. Appena entrati notiamo che la chiesa non era ancora piena, in fondo c’erano le poltrone del coro e dei predicatori.  Poco più in alto, uno schermo gigante che proiettava le riprese che sarebbero state fatte da una sala regia poco più indietro. A  destra e a sinistra sulle panche le signore e i signori ci guardavano incuriositi. Poi vediamo il tipo di ieri che ci invita a sederci sulla panca, eravamo a 5 panche dal predicatore. Poi ci spiega come avviene la cerimonia. Ad un certo punto dobbiamo alzarci in piedi e ripetere il nostro nome e da dove veniamo.  La messa durava circa 1.30, ed eravamo già in ritardo.
    La cerimonia inizia con l’ingresso del Predicatore , del coro circa 30 elementi ragazzi uomini e donne, vestiti con una tonaca blu e colletto bianco, disposti in tre blocchi e della direttrice del coro.
    E subito parte una prima canzone. Molto suggestiva. Per tutta la messa si vedevano uomini e donne che partecipavano con il coro rispondendo anche con movimenti e gesti. Poi il predicatore ha fatto alzare gli ospiti di quel giorno, a parte una signora di colore di provenienza da  un'altra cittadina gli altri invitati eravamo noi.  Quando ci ha chiamato ci siamo alzati ed in ordine (Fabio, Matteo, Alessandro e Luca) abbiamo pronunciato il nostro nome e la località. E’ stato un momento molto partecipato, come se ci fosse stato un abbraccio da parte di tutte le persone contemporaneamente.
    Poi altro Gospel, le cantanti di colore hanno un altro passo nel cantare questo genere.  E’ stato veramente emozionante. Luca e gli altri già l’anno scorso avevano assistito ad un Gospel nella vacanza a New Orleans, ma non era la stessa cosa di ora. Allora dovevano stare fermi ed era una situazione molto più turistica, da quello che mi diceva Matteo. Per me invece era la prima volta e l’ho vissuto esattamente come me lo aspettavo di vivere. Il predicatore, il coro, gli shouter, la risposta dei fedeli. Fra  i momenti più significativi che ricordiamo con curiosità ci sono  quello dello scambio dei saluti e quello dell’offerta. Dopo il termine di una predica tutta la chiesa si ferma per lo scambio dei saluti. Tutta le persone si alzano dalle panche per andare ad abbracciarsi con altre persone, e questo è durato per almeno 10 minuti. Mi ha colpito molto ancora una volta il calore di questa gente, la voglia di trasmettere del bene, mi sentivo nudo e privo di pregiudizi con la sola voglia di ricambiare il gesto con la stessa intensità. L’altro momento  è stata l’offerta. In un primo tempo non capivamo cosa stava succedendo.  Tutte le persone erano rivolte in fila verso l’uscita della panca alla destra.  Poi abbiamo capito che era una sorta di fila ordinata a scalare (come una processione continua) per andare a donare l’obolo.  L’orologio tuttavia era tiranno, erano già le 12.30 e ancora il predicatore continuava il sermone, dedicato quel giorno alla festa della mamma.  Avevamo un problema… non potevamo alzarci ed andare via così senza salutare, non sapevamo come si sarebbero comportati, se li avessimo offesi. Così parlammo alla moglie del tipo della nostra necessità di tornare in albergo per fare il check out e tornare a Memphis in tempo per prendere il volo per l’Italia, e che ci dispiaceva interrompere questo momento solenne. Così il tipo, capita la situazione fece un cenno al predicatore spiegando in pochi secondi la nostra necessità. I predicatore ha interrotto il sermone, ci ha fatto alzare in piedi e ci ha dato la sua benedizione per il rientro a casa. E improvvisamente c’è stato un applauso anche del resto delle persone che ci hanno salutato con grandi sorrisi, contraccambiati dai nostri sguardi. Insomma siamo usciti nel migliore dei modi, con rispetto. Questa secondo me è una lezione di vita per tutti. Gli obiettivi prefissati si possono raggiungere percorrendo la strada iniziale. Provare a raggiungerli in un modo più veloce magari cambiando rotta, spesso porta al risultato opposto. Potevamo decidere se ascoltare i nostri impulsi immediati (cioè alzarsi e andare via salutando, ma interrompendo il sermone) oppure condividere con loro il nostro piccolo problema. Loro in un certo senso hanno preso parte del nostro problema trovando la soluzione più logica. Li abbiamo rispettati e loro hanno fatto lo stesso con noi. E’ un gran popolo.
    Appena usciti dalla chiesa il tipo e sua moglie ci hanno accompagnato fino alla macchina e ci hanno salutato come fossimo uno di loro, augurandoci un rientro in Italia senza problemi. 
    E di tutto questo ci hanno permesso di fare foto e video
    Arriviamo in hotel proprio alle 13.00. Ci cambiamo velocemente, il Check Out è velocissimo, carichiamo le valige e dopo aver impostato il navigatore destinazione Memphis Airport (Avis Rent Car) partiamo per quest’ultimo viaggio.
    Come per tutto il viaggio alla guida c’era Luca. Si è dovuto sorbire questi ultimi 240 km  che ci separavano da Memphis.
     Abbiamo notato che nelle highway non ci sono autogrill ne aree di sosta con motel o ristoranti, ma si trovano subito alle uscite, con il cartello Food at exit.
    Quindi verso metà del tragitto, anche per sgranchirci le gambe decidiamo di fermarci per un break con il solito Hamburgher di pollo fritto e subito in marcia.
    Stavamo per arrivare a Memphis. Una delle mie preoccupazioni da quando avevamo visto la situazione preoccupante del Mississippi river  era di non riuscire ad arrivare in tempo all’aeroporto per prendere il volo per casa. E visto che anche quella mattina le immagini di Memphis erano eloquenti mi chiedevo se  le strade per l’aeroporto sarebbero state percorribili. Luca ha sempre continuato a dirmi che la mia era una preoccupazione vana, perché solo le aree adiacenti al fiume erano esondate.
    I chilometri che segnavano la distanza per la riconsegna della macchina all’Avis Rent continuavano a diminuire e oramai eravamo in vista dell’aeroporto, lo costeggiavamo. Niente acqua, tutto pulito, le strade erano percorribili. Finalmente arriviamo al posto di riconsegna della macchina. Scarichiamo le valige. Intanto una addetta dell’Avis controlla con una macchinetta i dati della vettura. Neanche un secondo dopo la strisciata dello scontrino di verifica mi sento arrivare un SMS sul cellulare. Era da Carta Si, addebito 86, €. Cosa ? ma non avevo già pagato all’inzio. Cosa mi stavano addebitando. Non avevamo fatto incidenti, la macchina era apposto. Così mentre gli altri avevano già caricato le valige nel pulmino che ci avrebbe portato al terminal Delta, mi precipito negli uffici per chiedere spiegazioni.  La tipa mi dice che l’addebito è dovuto al ritardo della consegna della macchina che avrebbe dovuto verificarsi entro le 11 di domenica. Questo  non s’era calcolato. In pratica un giorno in più di noleggio. Pace… tanto non si sarebbe potuto fare altrimenti.
    Partiamo con il pulmino e scendiamo al terminal della compagnia Delta per fare il Chekin. Sulle prime tentiamo con Luca di fare il Checkin veloce, ma dato che avevamo un po’ fretta e oltretutto le istruzioni erano in inglese chinese e altre lingue, tranne italiano, per non compromettere il volo  optiamo per il check in tradizionale. Le valige erano quasi tutte nel peso, quella di Fabio riportava 54 lb contro 50 previste. Heavy baggage. Così per evitare una tassa di 150 $ sposta alcuni oggetti sul bagaglio a mano. Tutto regolare anche se per poco la valigia di Luca stava prendendo un’altra destinazione. Infatti la Hostess aveva erroneamente attaccato il cartellino di una valigia su quella di un altro passeggero. Bastava un secondo in più e la valigia di Luca sarebbe finita nel limbo.
    Facciamo i soliti controlli sui bagagli e dopo 10 minuti siamo nell’area dell’imbarco. Erano le 17.00 l’imbarco era previsto alle 19.00 il volo alle 19.20. Approfittiamo per fare gli ultimi acquisti e per rilassarci. L’arrivo ad Amsterdam era previsto per le 11.15 di lunedì mattina. Poi avevamo un bel po’ di tempo per visitare l’aeroporto di Amsterdam visto che la coincidenza per Roma Fiumicino era prevista per le 16.45 con arrivo alle 19.00 ed è stato veramente un supplizio aspettare tutto quel tempo. Siamo arrivati a Roma con qualche minuto di anticipo. Durante il viaggio verso casa abbiamo ripercorso i momenti del viaggio complimentandosi delle eccezionali documentazioni fatte e esperienze vissute.

    Cosa aggiungere di più.
    Questo non è stato solo il viaggio dei nostri sogni, bramato e rincorso da quando le fatidiche 12 battute sono entrate a far parte del nostro background, ma fondamentalmente è stato un viaggio dentro noi stessi.
     Ognuno di noi si porterà dentro quei luoghi affascinanti, le esperienze vissute, le sensazioni, la gente, gli odori, gli sguardi, i suoni e i colori di una terra molto lontana che se guardiamo in fondo alla propria anima è molto più vicina di quanto si pensi.

     E come qualcuno ha detto, “ognuno ha il proprio blues” per scoprirlo devi viverlo anche andando a cercarlo alle origini come hanno fatto 4 ragazzi toscani malati di blues.

    Mi scuso se  l’italiano che ho usato per scrivere questo  diario di viaggio non è stato impeccabile, qualche volta sicuramente sgrammaticato, ma spero tanto di aver trasmesso ai lettori quello che ha significato per noi.

     

    Prossimamente saranno pubblicate le foto ed i video del viaggio, sempre su questo sito.

     

    Grazie a tutti per averci seguito
    Alessandro Giannini

    Luca Romani
    Matteo Romani
    Fabio Franci

     

     

     

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