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    Home page 10 giorno: 7 maggio
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    Torrita -  Memphis (TN) - MISSISSIPPI (Blues) 
    Andata e Ritorno

     

     

    28 aprile - 8 maggio 2011

     

     

     

    Sabato 7 maggio

     

      

    10 giorno

    La prima buona cosa della giornata è stata  la colazione inclusa nel prezzo della camera. Finalmente ci siamo fatti una sana abbuffata di cereali, frutta, caffè e biscotti. Mentre gli altri ancora non sono arrivati approfitto per collegarmi alla wifi dell'hotel per collegarmi alla posta e mettere online un 'altra pagina di appunti del viaggio. Alla Tv stavano mostrando le immagini preoccupanti dell'esondazione del Mississippi che oramai aveva invaso parte della città. Noi domani dobbiamo riuscire ad arrivare all'Aeroporto. Speriamo non ci siano problemi.
    Poco dopo arriva anche Fabio, forse il più mattiniero fra i quattro. Dobbiamo trovare una valigia perché quasi sicuramente non ce la faremo con il peso. Il surplus lo paghiamo 150 bigliettoni verdi. Fortunatamente nel regolamento della KLM cita che si può portare fino a due bagagli a persona per il peso di 23 kg max a bagaglio. Quindi non resta che trovare una valigia dove convogliare il materiale in eccesso di ciascuno di noi.
    Però la mattina è dedicata alle visite dei luoghi, erano già le 9 e alle 14 dovevamo essere nuovamente a Greenwood per il secondo giorno di festival.

    Fabio allora si informa, anche domenica mattina sono aperti i centri. Quindi l'acquisto è rimandato a domani (anche se poi c'è il gospel).

    Subito dopo l'uscita dall'Hotel mi si avvicina una figura nota che riconosco immediatamente, era Warren Haynes, lo storico chitarrista dei Gov't Mule e membro degli Allmann Brothers. Lo saluto calorosamente stringendogli la mano “Hey Warren”, can I make a photo. Lui che era appena sceso dal pullman mi sorride e rimanda la foto a stasera dopo il concerto. Ok, non insisto, lo saluto ed esco. Poi vado ad avvisare Luca dell'incontro. “Sai di chi è questo pullmann. E' di Warren Haynes. Così senza neppure chiudere la macchina Luca si precipita nella hall, dove c'era il road manager di Warren. Luca gli parla della mancata data di Warren Haynes al Torrita Blues 2011. Dopo questa curiosa  parentesi  saliamo in macchina e impostiamo il navigatore per il Museo di B.B.King a Indianola. Anzi cambio di programma. Per arrivare a Indianola troviamo per strada le altre due tombe di Robert Johnson, (a Quito  e a Morgan City. Quindi inforchiamo la highway 82 in direzione Indianola e all'incrocio con la 7 svoltiamo per Quito. Passiamo i campi di cotone di Itta Bena, che ancora non sono che piantine secche in attesa di crescere. Arrivati al cartello Three Fork, che sembra essere l'ultimo locale dove Robert Johnson suonò la sera prima di essere “avvelenato” (così dice la storia),  ci fermiamo a chiedere informazioni a dei bambini di colore che stavano fuori della loro abitazione a lavare la macchina. Non ci capivano e avevano paura così per no spaventarle siamo andati a chiedere ad una fabbrica proprio dalla parte opposta della strada. Il posto era quello, ma il locale non c'era più, almeno per come ci avevano detto. In compenso la seconda tomba di Robert Johnson era vicina. Basta percorrere la strada sterrata di fronte a voi, e dopo la chiesa c'è il cimitero.
    Come al solito la facciamo lunga e superiamo di un chilometro il cimitero, e ci troviamo in mezzo ai campi di cotone. Anche quelli dovevamo vederli da vicino. Così ci fermiamo per scattare qualche foto a quello che restava di alcune piantine con qualche batuffolo.

    Riprendiamo la strada e arriviamo alla chiesa. Parcheggiamo e poi a piedi troviamo, non al primo colpo, la tomba di Robert Johnson, anzi Fabio arriva con una tipo di colore che gli indica l'esatta ubicazione. E pensare che c'eravamo passati proprio davanti. Sulla tomba c'erano delle monetine. Altre foto di rito e poi ripartiamo immediatamente verso la tomba, o meglio il monumento a Robert Johnson a Morgan City. Infatti questa non è proprio la tomba, ma un monumento dedicato a Robert Johnson da un ricercatore degli anni '60 e nonostante fosse palese questa cosa, i fans lo ritengono come un punto simbolo del blues.

    Sempre grazie alle preziose informazioni del Blues Travelling “ The Holy Sites of Delta Blues” , la guida che avevamo portato dall'Italia abbiamo trovato subito la location della tomba. Dietro alla pietra tombale c'erano riportate tutte le 29 canzoni scritte da Robert Johnson, incise in una stanza di albergo  a Dallas fra il 1936 e il 1937. Vista anche l'ultima delle 3 tombe di Robert Johnson a questo punto dovevamo decidere se andare al museo di B.B. King a Indianola e poi proseguire verso le altre località a nord o posticipare la visita per la strada del ritorno. Optiamo per la seconda scelta. Quindi ci dirigiamo verso un'altra delle tombe più importanti per il blues. Quella di Charly Patton, a Holly Ridge.
    Arrivati al luogo troviamo il cartello della Blues Trail con l'insegna Charly Patton. Il cimitero era all'aperto in mezzo ai campi, come gran parte dei cimiteri della zona. Dopo vari tentativi nel girare le tombe troviamo quella di Charly, era conservata benissimo, si trovava proprio difronte alla Cotton Gin, accanto alla ferrovia. Oltre alla sua tomba c'era anche quella di Willie Foster. In quel momento si respirava un'aria antica, quasi onirica, come si il tempo fosse tornato per un attimo agli anni '30. Eravamo soli in mezzo a quella campagna, lontani dalla strada principale dove a malapena si vedevano le macchine che sfrecciavano, nessun rumore se non il vento che soffiava leggero sulle poche piante e le nostre voci.
    Molte tombe erano state rotte da atti di vandalismo, altre divelte dalle pesanti ruote dei trattori  come si immaginava dalle traccie sul campo. Poco più avanti c'era un cumulo di scarti di cotone, ammassati proprio accanto ai binari della ferrovia che come costeggiava il cimitero.
    Ripeto questa visita alla tomba di Charly Patton è stata una delle più suggestive, insieme a quella di Sonny Boy Williamson.
    Decidiamo di rimetterci in viaggio alla volta di una località non molto distante da lì: la Dockery Farm. Questa piantagione è considerata dagli esperti forse la location dove è nato il blues. Charly Patton infatti vi lavorava sia come agricolo, guidando il trattore, che come intrattenitore. Sembra che quella della Dockery Farm sia la prima comunità blues nata nel mississippi. Anche l'insegna della Blues Trail lo riporta, anche se mette un ? alla fine della scritta: Dockery Farm: Birthplace of Blues ?.

    L'insegna della piantagione riportata sull'edificio principale, è spesso riprodotta fotograficamente nei libri di blues ed è anche stata utilizzata come copertina per un disco di Charlie Musselwhite.

    Era ormai le 13, dovevamo mangiare, visitare l'ultima location, il Poor Monkey, un Jook Joint epico, andare al Museo di B.B. King e poi arrivare in tempo per il concerto a Greenwood per le 14.
    Tutto nei tempi non riusciamo a farlo, così saggiamente decidiamo di darci più tempo posticipando l'arrivo al concerto quando avremmo completato il giro.
    Andiamo da Wendy's, una catena di fast food molto conosciuta in america, per un veloce hamburger, mettiamo benzina e ci dirigiamo alla volta del Jook Joint Poor Monkey. Fortunatamente la strada dal fast food non era molto distante, questo ci ha velocizzato i tempi. Dopo qualche miglia sulla strada principale imbocchiamo una strada secondaria, sterrata, un fiume che costeggiava la strada era al limite dell'esondazione. Procediamo lentamente per non impantanarci, e dopo qualche altro miglio vediamo il  Poor Monkey. A vederlo da fuori sembra una baracca abbandonata da anni, come il resto di moltissime costruzioni viste nel nostro viaggio. Ma quello è un posto dove invece ogni tanto si suona. Anche qui era  presente il cartello della Blues Trail, a documentare il posto come luogo del blues.
    La Blues Trail in pratica è un organizzazione che si prefigge di salvaguardare e portare alla luce i luoghi del blues, principalmente nel Mississippi. Il sito www.msbluestrail.org è stato uno delle principali fonti di informazioni per la nostra visita nel Mississippi. Tra l'altro abbiamo avuto anche la possibilità di conoscere e fare amicizia il responsabile dell'organizzazione, Alexander in occasione del Beale Street  Music Festival a Memphis. Consigliamo vivamente di visitare questo importante sito dedicato al blues a coloro che vogliono fare un esperienza completa nel Mississippi.
    Fabio, come dirà in seguito, è stato molto colpito da questo Jook Joint, immerso nella campagna, dove ai lati c'erano solamente campi immensi. In effetti era molto suggestivo. La foto di questo locale (scattata al tramonto) tra l''altro è stata utilizzata come copertina per un nuovo libro di foto  sul blues Mississippi: State of Blues – www.mississippistateofblues.com.

    Impostiamo il navigatore per Indianola, in corrispondenza della via del Museo di B. B. King.

    Arrivati al museo, eravamo solo noi, entriamo nello store con i souvenir e i gadget dedicati a B.B. King. La commessa vedendo le nostre magliette del Torrita Blues ci fa molte feste, poi paghiamo il biglietto di ingresso $ 10 ed entriamo. All'inizio c'è una sala dove viene proiettato un documentario di 15 minuti su B.B. King e sul suo Blues. Poi da una porta laterale entriamo nell'area espositiva del museo. Tutto il materiale è stato fornito dalla collezione di B.B. King, come chitarre, vestiti, libri, articoli, dischi. Fra tutti i musei visti fino a quel momento, questo era il più ricco di particolari e dettagli. Partiva dalla nascita del Blues fino all'evoluzioni verso il soul. E' veramente difficile descrivere quanto materiale vi fosse, addirittura c'era una minisala di simulazione del blues con due chitarre collegate ad un computer che ti permettevano di suonare insieme a B.B. King.
    Ma la sorpresa doveva ancora arrivare. Infatti verso la fine del tour, Fabio mi chiama e mi dice che c'era fuori dal museo il tipo con cui avevo suonato a Ground Zero, Alfonzo, il direttore dello studio di registrazione di B.B. King che vedendo Fabio aveva chiesto di me. Esco immediatamente per salutarlo. Come ci siamo visti c'è stato un abbraccio molto caloroso, quasi non ci vedessimo da anni. E quello per noi era la seconda volta che lo vedevamo.
    Mi ha presentato il responsabile del Museo di B.B. King. Poco dopo sono arrivati anche Luca e Matteo. E come ciliegina sulla torta è arrivato anche Alberto Meloni, uno dei responsabili del Museo di B.B. King, italiano lucchese in america da 50 anni. Lui era veramente emozionato tanto che quando ci siamo salutati si è commosso. Ovviamente lo abbiamo invitato in Italia a Torrita  a farci visita quando avrà l'opportunità di farlo. Abbiamo parlato ciascuno delle proprie esperienze, del Torrita Blues e di come in Italia il blues sia molto sentito. Poi Alfonzo ed io abbiamo improvvisato un paio di blues, io con la chitarra e lui con il fricorno che aveva in macchina con Luca e Matteo a fare da ritmica e Fabio alle riprese. Anche quello è stato incredibile.
    Ci siamo salutati, scambiandoci i rispettivi recapiti e poi siamo ripartiti per Greenwood dove ci stavano aspettando 5 ore di concerto.
    Prima però ci fermiamo in albergo per una doccia veloce e un cambio abiti. Ripartiamo per il concerto, arrivati al parco notiamo che c'è un grande afflusso di gente, anche se non una folla come ci immaginavamo di trovare. C'erano ragazzi con il cartello che indicavano il parcheggio a 5 $, noi riusciamo a parcheggiare poco più avanti. Ancora una volta prendiamo posto nel lato del parco di ieri, proprio accanto al barbeque con le costole e ai nostri amici cuochi.
    Intanto sul palco stanno per esibirsi in contemporanea Alvin Youngblood Hart, Kenny Brown e Cedric Burnside. Parte il set. Molto potente, un sound veramente corposo. Deep Blues.
    Siamo sotto il palco a scattare qualche foto, Luca sta cercando di mettersi in contatto con Alvin tramite agente, ma un tipo consiglia di farlo dopo il concerto. Ad un certo punto Matteo mi da una pacca nella spalla per farmi girare. Guarda chi c'è? …. Era Sara con Joy (suo marito). Che sorpresa vederli. Erano venuti a Greenwood con alcuni amici. Ci ha fatto molto piacere rivederli. Cosa dire. Senza neppure farlo apposta nel giro di 5 minuti eravamo già nel backstage del festival. Anche qui !!. Non ci credo. Grazie al presiedente della Blues Foundation che presentava l'evento siamo riusciti a conoscere da vicino anche questi personaggi. Ad un certo punto dietro al palco vedo Warren Haynes, Sara lo presenta a Luca, io arrivo subito dopo  per fare le foto e Warren con un sorriso mi guarda e mi riconosce, “Ti dovevo una foto stamani”. Caspita si è ricordato. Mi ha fatto molto piacere. Abbiamo incontrato molti personaggi, non solo musicisti. Addirittura  Jack Sullivan, resposabile della rivista mondiale “Blues Revue” per la quale ha scritto anche del Torrita Blues. Figo!!.
    Luca prova ad avvicinare Alvin Youngblood Hart per parlargli della sua prossima tappa a Torrita Blues, ma lui non era molto disponibile, forse era stanco. Comunque ci rifaremo in Italia.

    Salutiamo Sara e Joy ringraziandoli ancora una volta per tutto quello che hanno fatto per averci fatto vivere questa magnifica esperienza e torniamo nel frontend.
    Andiamo dai nostri amici per una grigilata di Ribs e ci sediamo al solito tavolino. Intanto sullo stage aveva iniziato la sua performance un'altro grande bluesman, molto amato nel mississippi: Keb Mo.
    Ad un certo punto al nostro tavolo si siede un tipo di colore con il quale Luca inizia a parlare. Ad un certo punto la conversazione si sposta sull'appuntamento di domani mattina alla messa Gospel. Quando si dice il caso!!. Il tipo non era un praticante di quella chiesa? Non solo ci ha dato le indicazioni corrette,( mancava il civico e la via precisa nelle indicazioni fornite dal ragazzo della recepiton dell'Hote) ma ci avrebbe presentato ai fedeli  con l'accoglienza degli ospiti di riguardo .avvisando sua moglie della nostra presenza.
    L'orario della celebrazione era previsto alle 10.30. Ancora una volta siamo stati testimoni di una grande prova di calore e amicizia da parte di queste persone. Perché in Italia non è così ? Sarebbe tutto molto più semplice. Ma forse è troppo facile essere felici. Mentre noi ci complichiamo la vita per tutto. Qui viene premiato il talento e la passione e soprattutto l'umiltà.

    Qui di problemi ce ne sono molti, ma nonostante tutto c'è voglia di stare bene anche con poco, dandosi una mano fra tutti. Anche questo si chiama Blues.
    Terminato il concerto di Keb Mo parte il set di  Warren Haynes che chiude il festival. Purtroppo la stanchezza accumulata non ci ha permesso di  ascoltare più di 5 brani.
    Torniamo in albergo e ci prepariamo all'ultima notte in america. Domani e Lunedì ci attendono due giorni molto faticosi.


    A domani con l'ultima puntata del viaggio.

     

     

     
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